Già sapete chi sono, sto scrivendo questa lettera non per giustificarmi ma per motivare le mie azioni. Io sono stato etichettato come nullafacente, incapace, inetto, per quasi due anni scolastici, da un uomo che si definiva “Docente, formatore” e che faceva tutto tranne capire le emozioni dei propri alunni, entrare in comunicazione con loro, comprenderli veramente.

Io ho frequentato per tre anni il Liceo delle scienze umane e proprio lui, il meno adatto a provare empatia, era il professore di psicologia. Durante il primo anno sono stato tra i primi della classe, ma, dopo aver scoperto la grave malattia di mia madre, le cose sono cambiate drasticamente: i voti sono scesi, non studiavo più come prima e soprattutto è cambiato il mio comportamento in classe a causa di questo professore. 

Era da un po’ di tempo che mi portavo questa rabbia dentro, una rabbia che cresceva sempre più, mista al dolore e alla disperazione… mi sentivo impotente, sentivo di deludere le aspettative di mia madre, nei suoi ultimi mesi di vita.

Vedendo la tristezza negli occhi di Lei ho deciso di provare a spiegare a lui, a quello che aveva deciso di essere mio nemico senza alcun motivo, la mia situazione, sperando di essere compreso, parlando della malattia di mia madre, ma la sua reazione mi ha annientato nell’anima ed ha scatenato in me l’impensabile…

Mi ha detto: “ non mi interessa di te e di tua madre”. Questa frase  rimbombò nella mia testa per qualche secondo e accese in me una furia di odio che, come ben sapete, mi ha portato a compiere l’azione irreparabile. 

Mia madre è peggiorata nel giro di poche settimane ed è morta il giorno in cui mi hanno portato in carcere. Io ora non vivo più, sopravvivo dilaniato dai sensi di colpa per aver deluso mia madre, per non essere riuscito a controllare la mia rabbia e per aver arrecato un grave danno a colui che avrebbe dovuto capirmi…avrebbe potuto salvarmi…

ADDIO ,

Michael

Melissa Gigli, Natalia Palozzi, Fadoua Sennaoui, Imane Sabil