Al suono della campanella che annuncia il termine delle attività scolastiche, un gruppo di compagni di primo superiore uscì dall’Istituto e percorse insieme il consueto tratto di strada verso la stazione.

La giornata era splendida, seppur abbastanza fredda, e i ragazzi conversavano felicemente sui racconti della mattinata, quando a un certo punto, appena superata la pizzeria che faceva angolo, cominciarono a sentire un gran frastuono e videro un affollamento insolito di gente tra cui un investigatore e alcuni poliziotti. Il gruppo di amici, incuriosito, si avvicinò per capire cosa fosse accaduto…

Il frastuono divenne sempre più forte quando un improvviso suono scatenò un caos generale: macchine della polizia con sirene spiegate, una marea di persone che correva all’impazzata. Una volta raggiunta la folla, i quattro ragazzi Sofia, Luca, Marta e Marco udirono gli incessanti lampeggianti della polizia sempre più intensi.

Si resero conto subito di trovarsi all’interno di una scena del crimine e facendosi strada trovarono un corpo senza vita di un uomo.

L’atmosfera era molto ambigua: trapelava un mix tra ansia e paura, ma la costante curiosità spinse i ragazzi ad investigare più a fondo.

Mentre la polizia iniziava a intervistare i passanti essi si avvicinarono e dissero al detective che volevano contribuire come investigatori. Titubante, il signore accettò questi piccoli aiutanti per le ricerche e successivamente si divisero in due squadre.

Dopo un’attenta analisi, si imbatterono in un dettaglio sconcertante: l’uomo era un ricco conte di città, anche conosciuto per degli affari non troppo legali associati alla mafia.

In pochissimi giorni individuarono tre sospettati diversi: il banchiere, suo fratello e il suo manager… Tutti e tre amici e collaboratori molto cari del defunto.

Quel giorno decisero di fermarsi, vista l’ora tarda, ma la mattina seguente ricominciarono subito, dividendosi sempre in due squadre con a capo due detective che la polizia locale aveva affidato a questi nuovi aiutanti.

Dopo circa un’ora e mezza la squadra di Marco si imbatté in un indizio che poteva stravolgere tutta la vicenda: a casa del fratello della vittima, sul davanzale della finestra, un bonifico bancario di 3 milioni di euro.

Probabilmente il fratello della vittima, illudendo la banca, si era versato questa somma di denaro per poi ucciderlo senza che lui potesse accorgersene prima, infatti uno degli indagati dall’inizio era il banchiere che, spalleggiando il killer, lo aveva aiutato per una ricompensa.

Il manager invece non ha mai mai suscitato grandi sospetti nei detective, infatti venne escluso subito. Ormai la verità era uscita a galla e il fratello venne dichiarato colpevole 3 condannato a più di 20 anni di galera.

A Marta però qualcosa “non tornava”, secondo lei il fratello era innocente visto che durante l’interrogatorio era stato molto preciso sui dettagli e sembrava molto onesto nel dare le risposte. Allora senza l’aiuto di nessuno il giorno dopo si recò a casa del secondo fratello della vittima, che viveva in una città adiacente a quella del ritrovamento del cadavere.

Ed è proprio lì che scopre la verità: l’altro fratello di nome Rebo aveva falsificato il testamento, facendo figurare che il patrimonio totale di suo padre doveva finire nelle sue mani. A questo punto tutto si stravolge: il primo fratello viene scarcerato e Rebo viene dichiarato colpevole con una pena che si aggira tra i 40 e cinquant’anni.

Manuel Di Fabio (1A AFM)